Alaska, la Shell stoppa le esplorazioni di gas e petrolio: “risultati deludenti”

Alaska, la Shell stoppa le esplorazioni di gas e petrolio: “risultati deludenti”

La Shell ha posto termine ai lavori di esplorazione dei fondali marini al largo delle coste dell’Alaska, perlustrati dalla compagnia alla ricerca di gas e petrolio. L’annuncio da parte del colosso olandese arriva dopo che la società ha speso oltre 7 miliardi di dollari per perlustrare i mari di Chukchi e Beaufort, un progetto i cui risultati sono stati definiti “deludenti” dalla stessa azienda.

FT_Shell-Alaska

Fonte: Financial Times, 2015

 

Nonostante i risultati negativi registrati nell’attività di esplorazione, la Shell conferma il potenziale energetico del bacino dell’Artico che – secondo l’Istituto Geologico degli Stati Uniti – custodisce circa un terzo delle riserve di gas ed il 13% di quelle di petrolio non ancora scoperte al mondo. Un “tesoretto” che, secondo i calcoli della stessa Shell, sarebbe quantificabile in circa 400 miliardi di barili di petrolio, circa 10 volte la quantità prodotta ad oggi nel Mar del Nord.

La notizia dello stop alle ricerche ha ovviamente provocato la reazione positiva da parte dell’associazione ambientalista Greenpeace – da tempo impegnata in una campagna per frenare esplorazioni che comporterebbero l’utilizzo di combustibili fossili in quantità superiore a quella sopportabile dal pianeta senza subire importanti destabilizzazioni sul piano climatico – stando alle parole del direttore esecutivo John Sauven, che ha parlato di una “sconfitta su tutta la linea” per Shell e gli altri colossi del petrolio.

La compagnia olandese – che a fine giugno aveva annunciato l’inizio di nuove attività di esplorazione nell’area – ha dichiarato di essere pronta ad affrontare gli oneri finanziari conseguenti alla decisione presa, i cui effetti potranno impattare sul bilancio del terzo trimestre dell’anno in corso. Oltre all’impegno già preso, Shell aveva in programma futuri impegni contrattuali nella zona pari a circa 1,1 miliardi di dollari. Tuttavia, come spiegato da alcuni analisti, l’abbandono delle ricerche potrebbe non essere propriamente un dramma, in un momento in cui il prezzo del petrolio ha raggiunto nuovi minimi storici, rendendo i lavori di esplorazione eccessivamente costosi nonché sproporzionati rispetto ai possibili ricavi.

 

Fonte: International Business Times

Data: Settembre 2015

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